Coach Of the Year NBA 2020, chi è il favorito per il premio?

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Tutta l’organizzazione dell’NBA sta cercando un modo per terminare la stagione nonostante il blocco imposto dalla pandemia di CoVid19. Si parla di una sola possibile città utilizzata per svolgere tutte le partite, ma ancora sono contrastanti i pareri se coinvolgere tutte 30 le squadre e finire anche la regular season (magari accorciandola un po’) oppure passare direttamente ai playoffs così da avere solamente 16 squadre impegnate.
Nel caso venisse scelta questa seconda ipotesi i premi individuali andrebbero assegnati in base a quanto visto finora: se per l’MVP sembra una corsa a 3 Antetokounmpo-James-Davis, per il ROY il candidato principale è Morant con Williamson a rincorrere, per quanto riguarda il MIP invece c’è più incertezza e più candidati. Incertezza che sembra esserci anche quando si parla di Coach Of the Year, perché quest’anno di allenatori che meriterebbero di essere premiati per quello che hanno fatto ce ne sono parecchi.

Nick Nurse

Se è vero che a Est il miglior record è anche quest’anno dei Milwaukee Bucks, quello che hanno fatto in questa stagione i Toronto Raptors ha dell’incredibile. Dopo la vittoria del Titolo NBA 2019 hanno perso il loro miglior giocatore (e uno dei Top 3 della NBA) senza praticamente rimpiazzarlo se non con giocatori che avevano già a roster (Anunoby e Powell), ma nonostante questo si trovano al 2° posto a Est con un record di 46 vittorie e 18 sconfitte. Molte analisi pre stagione li davano nella parte bassa della griglia playoffs perché la partenza dell’MVP delle ultime Finals si sarebbe dovuta far sentire notevolmente, e invece l’abile mano di Nurse in panchina è riuscita a creare un certo tipo di mentalità vincente e una capacità di giocare insieme, attacco e difesa (2° miglior difesa sui 100 possessi), pur senza avere degli All-Star conclamati (Siakam lo sta diventando, Lowry lo è da anni ma sempre senza incidere troppo) che ben poche altre squadre hanno.

Frank Vogel

A inizio stagione la maggior parte delle persone pensava che Vogel sulla panchina dei Los Angeles Lakers ci sarebbe stato per poco tempo. Assunto solamente perché altri allenatori prima di lui avevano rifiutato la proposta e perché “facile” da gestire da parte di LeBron James. Il coach (che aveva portato ad un passo dalla finale NBA dei Pacers buoni ma non di certo straordinari) invece ha fatto ricredere più di qualcuno riuscendo a plasmare una squadra che soprattutto nella metà campo difensiva è stata in grado di fare la differenza in questa regular season, e il record di 49-14, primo a Ovest e secondo solo ai Bucks nella Lega, dimostra che questo lavoro ha pagato ed è stato realizzato nel modo giusto. 3° miglior difesa e 3° per defensive rating sui 100 possessi, 1° per stoppate, 1° per minor numero di rimbalzi offensivi concessi agli avversari, 4° per percentuale al tiro da tre concessa.
Insomma le statistiche non dicono tutto ma spesso sono molto indicative dell’andamento di una squadra, e i gialloviola quest’anno erano diventati di diritto una delle candidate al titolo. Anche perché si sa che l’attacco fa vendere i biglietti, ma la difesa fa vincere le partite. Soprattutto nei playoffs.

Eric Spoelstra

Rispetto ai due colleghi sopracitati i Miami Heat hanno un record peggiore e questo quindi potrebbe precludere la vittoria del premio al coach di origini filippine, ma le 41 vinte e 24 perse della franchigia della Florida probabilmente valgono di più se rapportate al roster a disposizione. Miami in estate ha aggiunto Jimmy Butler, pezzo perfetto per il loro puzzle capace di portare quella leadership che mancava, ma per il resto il livello era tutto da scoprire: Spoelstra invece è riuscito a tirare fuori il meglio da giocatori semi sconosciuti come Robinson e Nunn (diventati presto titolari), far rendere al meglio due giovani come Adebayo (non per nulla convocato per l’All-Star Game come riserva) e Herro e utilizzare dalla panchina dei giocatori come Dragic, Leonard, Jones Jr, Olynyk e Crowder nel modo migliore possibile per farli rendere e avere impatto.
In 12 anni sulla panchina come head coach ha raggiunto i playoff 9 volte (con quest’anno), per 10 volte ha avuto un record vincente, ha vinto 2 titoli ma soprattutto è sempre riuscito a dare una mentalità di un certo tipo alla squadra, creando un contesto in cui anche giocatori semi sconosciuti o non con un livello di talento elevatissimo riescono a dare il 100%.

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