Zion Williamson contro Ja Morant, duello per il Rookie of the Year (Nunn terzo incomodo…)

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1Tutto il mondo dello sport, NBA compresa, si è completamente fermato a causa dell’emergenza sanitaria del CoVid19 e poiché il proseguimento della stagione rimane ancora una grande incognita, è molto probabile che la Lega riparta direttamente dai playoff, anche all’inizio della stagione estiva. Con la reale possibilità quindi della fine anticipata della regular season, i premi individuali verranno probabilmente assegnati in base a quelle che sono state le prestazioni fino al 12 marzo, giorno dello stop delle partite deciso dal Commissioner Adam Silver, dopo la positività del primo giocatore. All’inizio della stagione ci si aspettava una corsa serrata soprattutto per il premio di Rookie of the Year, per il quale i principali favoriti erano RJ Barrett, Ja Morant ma in particolar modo Zion Williamson, dato già ai nastri di partenza come naturale e ovvio vincitore di questo riconoscimento. La regular season però ha riservato come sempre molte sorprese e a causa dell’infortunio che ha costretto la matricola dei Pelicans a saltare la maggior parte della stagione, molti altri giocatori al primo anno nella Lega sono emersi inaspettatamente, dimostrando tutto il loro talento e potenziale.

Zion Williamson e Ja Morant – Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images

I giocatori che si sono messi più in mostra sono stati: Ja Morant che ha dimostrato fin da subito di essere il netto favorito per la conquista del premio di rookie dell’anno, grazie a grandissime prestazioni individuali, Kendrick Nunn dei Miami Heat, il quale ha disputato una buona regular season, oltre ogni più rosea aspettativa, e Zion Williamson che dal giorno del suo rientro ha inanellato una striscia impressionante di ottimi risultati, riaprendo in questo modo una sfida che già da tempo sembrava conclusa e rientrando addirittura in corsa con i suoi Pelicans per l’ultima posizione disponibile per la post-season. Il vero outsider in questa corsa è stato però il rookie degli Heat, Kendrick Nunn, essendo stato per lunghi tratti della stagione il principale antagonista di Morant per il premio di rookie dell’anno.

Kendrick Nunn

La regular season di Nunn è stata infatti davvero sensazionale, soprattutto per un giocatore undrafted, diventato in poche settimane un giocatore insostituibile per coach Spoelstra e anche una presenza fissa nel quintetto titolare degli Heat. I risultati sia per la franchigia della Florida sia per il giovane Kendrick Nunn sono andati ben oltre le aspettative, merito del coach e della dirigenza, che ha saputo costruire una squadra efficiente sotto innumerevoli punti di vista, capace di collezionare ottimi risultati nel corso di tutta la stagione e ottenendo infine la quarta posizione nella Eastern Conference, traguardo che nessuno si sarebbe mai aspettato. La fortuna di Nunn è stata infatti quella di entrare a far parte di un gruppo in cui tutti hanno la possibilità di emergere, il suo contributo è stato infatti essenziale per i risultati conquistati fino ad ora dalla squadra e a dimostrarlo è anche il fatto che il premio del rookie del mese ad Est sia andato a lui per ben tre mesi di fila.

Ja Morant

Oltre al sorprendente Nunn, uno dei principali favoriti per la conquista del premio era Ja Morant e così si è dimostrato. La stagione della giovane stella dei Grizzlies è stata infatti assolutamente spettacolare prendendosi completamente le luci della ribalta, anche a causa dell’assenza forzata di Williamson. Le prestazioni di Morant non solo hanno permesso a Memphis di disputare una stagione eccellente, conquistando l’ottava posizione della sempre competitiva Western Conference, ma gli sono valse anche la quasi certa conquista del premio di Rookie of the Year, come dimostrano le sue medie statistiche, 17.6 punti e 7 assist di media partita e una percentuale dal campo superiore al 50%. Morant ha messo in mostra durante questa annata non solo le sue capacità fisiche come l’esplosività e la rapidità, ma anche le sue ottime qualità tecniche di passatore, il migliore tra le matricole, di realizzatore, specialmente in entrata verso il ferro, e le sue abilità nel playmaking, basate essenzialmente sull’istinto e sulla velocità di lettura del gioco. Un ulteriore aspetto positivo di Morant è stato l’atteggiamento e la mentalità con cui ogni sera il ventenne è sceso in campo, mostrando in ogni partita passione, ferocia e determinazione che mai si erano viste in un giocatore al primo anno nella Lega. Inoltre nel sondaggio di Espn dedicato al premio di rookie dell’anno, Morant ha vinto il titolo all’unanimità, convincendo tutti i 70 giornalisti interpellati, estasiati dal suo straripante talento. E’ possibile affermare quindi che a Memphis è nata una stella, attorno a cui ruoterà il successo della franchigia nei prossimi anni.

Zion Williamson

Nonostante Ja Morant sia nettamente il più meritevole per la conquista di questo riconoscimento, la crescita esponenziale di Zion in poco meno di due mesi ha reso più difficile ed impronosticabile questa decisione. Il numero uno dei Pelicans è riuscito infatti a mettere insieme in davvero pochissimo tempo cifre che lo incoronerebbero senza alcun dubbio rookie dell’anno, 23.6 punti e 7 rimbalzi di media a partita e anche ottime percentuali sia dal campo che dalla linea dei tre punti, rispettivamente del 59 e del 46 percento. L’impatto che però Zion ha avuto sull’intera Lega e sulla sua squadra va ben oltre le statistiche, perché trasformare completamente il volto di una franchigia e cambiarne anche da un giorno all’altro gli orizzonti stagionali ha dell’incredibile, soprattutto per il fatto che pochissime matricole nel corso della storia NBA erano riuscite ad essere così decisive e determinanti in sole 19 partite. Proprio però queste 19 gare da lui disputate, rendono molto improbabile la sua vittoria, anche perché nessun giocatore è riuscito a vincere questo premio individuale giocando meno di 50 gare in stagione. Le capacità dimostrate da Zion però confermano che ci stiamo trovando di fronte ad un giocatore unico, capace di unire atletismo, potenza e un controllo del corpo che lo rendono davvero un prospetto inedito ma soprattutto un giocatore con una voglia di dominare fin troppo evidente. Dopo aver saltato 4 mesi di regular season, Zion ha avuto la capacità di sorprendere ulteriormente tutti e se questo è solo l’inizio, in un futuro non troppo lontano riuscirà ad essere come tutti si immaginano ineluttabile, anche senza aver conquistato il Rookie of the Year.

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