Duke e gli scout NBA ai piedi di Jahlil Okafor

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Mancano sei mesi abbondanti al Draft NBA 2015 ma al momento c’è un solo grande candidato alla prima scelta assoluta: è Jahlil Okafor, il pivot freshman classe 1995 che sta conducendo i Blue Devils Duke ad una grande stagione di College Basket (al momento numero 2 in nazione e imbattuti). Okafor è l’ennesimo prodotto uscito negli ultimi anni da Chicago, dopo Derrick Rose, Anthony Davis e Jabari Parker, il suo grande avversario a livello di high school (Parker a Simeon, Okafor a Whitney Young) e di cui ha ereditato il posto nello scacchiere di coach Mike Krzyzewsky.

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Proprio come Parker un anno fa, Okafor sembra rappresentare la scelta sicura al Draft (il cosiddetto safe pick), quel giocatore con talento, in grado di contribuire da subito e destinato ad una brillante carriera NBA, anche se, potenzialmente, Karl Towns di Kentucky ed Emmanuel Mudiay, il playmaker impegnato in Cina, potrebbero valere qualcosa in più (sottolineiamo il “potenzialmente”), alla Andrew Wiggins insomma. L’impatto di Okafor su questa annata NCAA sta rispettando le aspettative che prima ancora del via era considerato non solo il freshman, ma addirittura il miglior giocatore del panorama universitario.

Jahlil Okafor, classe 1995, è un lungo di circa 208 centimetri dal fisico longilineo e snello, ha un atletismo e un’esplosività nella media, buona mobilità e ottima rapidità di piedi. Ma quello che più sta impressionando tutti, a partire dagli scout NBA, è la sua maturità cestistica, rara per un ragazzo che ha da poco compiuto 19 anni. Ha ottimi istinti ma soprattutto fondamentali importanti per quanto riguarda il gioco vicino a canestro, sia fronte, sia in particolare spalle, ed è più che discreto a leggere la difesa e a coinvolgere i compagni con scarichi e ribaltamenti. Riesce sempre a sfruttare i punti deboli del suo avversario e a metterlo in difficoltà, anche correndo come un’ala piccola in contropiede, e pure in difesa, nonostante non sia un intimidatore puro e rimbalzista che mangia in testa a tutti gli altri, viaggia quasi in doppia doppia e riesce sempre a farsi trovare nel posto giusto per aiutare e stoppare. Non è un Andre Drummond o un DeAndre Jordan, ma decisamente più un Al Jefferson o un Marc Gasol, senza esagerare ed arrivare a parlare di Tim Duncan, il prototipo del big man dominante pur senza un atletismo sopra la media.

Nelle prime 13 gare, sempre in quintetto, Okafor viaggia a 19.5 punti, 8.7 rimbalzi, 1.5 assist e 1.7 stoppate col 68% al tiro in 29 minuti di media sul parquet, e sei volte ha superato i 20 punti (28 contro Boston College il suo massimo in carriera nel primo match della ACC Conference). Finora Duke non ha incontrato avversari di eccessivo rilievo e di conseguenza Okafor ha potuto dominare nei pressi del ferro, senza essere obbligato ad allontanarsi troppo (nessun tentativo da tre in stagione), cosa che però dovrà imparare in prospettiva NBA. Tre soltanto le sfide interessanti per lui: contro la difesa di Michigan State (17 e 5 rimbalzi con 8 su 10 al tiro), contro Frank Kaminsky di Wisconsin, uno dei migliori lunghi NCAA, più alto ma meno dinamico di lui (13 e 6 rimbalzi e vittoria Duke contro una favorita al titolo), e contro Amida Brimah, totem degli Huskies di Connecticut, il classico intimidatore d’area (12 e 8 rimbalzi con appena 3 su 5 al tiro), anche se l’africano ha giocato appena 13 minuti per problemi di falli. I suoi numeri sono comunque impressionanti visto che nessuno in NCAA vanta un PER (Player Efficency Rating) di 36.6, davanti al 34.0 proprio di Kaminsky, è primo anche per Usage Percentage in ACC con 29.3 e percentuale al tiro (68%), ed è terzo in nazione per percentuale reale (67%).

Insomma, una macchina da pallacanestro che in questo anno, presumibilmente unico, sotto l’ala protettiva di coach Krzyzewsky, potrà affinare la sua già importante tecnica e farsi trovare pronto per il salto in NBA. I New York Knicks (una delle candidate alla prima chiamata assoluta) sono pronti ad accoglierlo a braccia aperte per ricostruire mettendolo al fianco di Carmelo Anthony.

3 Commenti

    • Difficile per un big man essere incisivo fin da subito.
      Il livello di fisicità degli avversari è completamente diverso in NBA e si passa da essere dominanti ad essere dominati e la cosa ovviamente ha anche il suo impatto psicologico.
      E’ normale, quindi, che ci voglia del tempo per adettarsi e per sviluppare il proprio gioco in post.

      • Al livello puramente fisico credo che Okafor sia uno dei lunghi più pronti degli ultimi 10 anni, anche più di Davis: non è solo grosso (ma grosso per gli standard NBA non solo per quelli NCAA) ma anche veloce.
        Il problema rimane che non è un buon intimidatore perché non è un superatleta e significa che in NBA dovrà fare il 4, ruolo che secondo me non gli calza bene.

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