Il futuro dei Lakers: Davis resta al 100%, che fare con Green e Kuzma?

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I Los Angeles Lakers hanno messo in bacheca il titolo NBA numero 17 della loro storia, sono stati la miglior squadra dei playoffs nella bolla di Disney World a Orlando e hanno ribadito che con due superstar e un supporting cast per lo meno decente, si può andare fino in fondo. Certo, se le stelle sono due dei primi cinque giocatori della Lega, ovvero LeBron James e Anthony Davis, è tutto più facile, ma non per questo va sottovalutato il lavoro fatto da Frank Vogel e dal coaching staff, e dal general manager Rob Pelinka che questo roster lo ha assemblato (magari con l’aiuto di LeBron e di Rich Paul…).

Adesso è il tempo di festeggiare, poi ci sarà anche modo di godersi coi tifosi gialloviola per la strade di Los Angeles dopo 10 anni di digiuno (Covid permettendo), ma è chiaro che lo stesso Pelinka e il management devono iniziare a riflettere sulla squadra, sulla free agency e sul Draft, perchè comunque ci saranno decisioni da prendere in vista del via della stagione 2020-21 in cui per forza di cose i Lakers saranno il gruppo da battere ma troveranno una concorrenza ancora più agguerrita e folta, dai Clippers fino al ritorno dei Warriors.

Anthony Davis, Los Angeles Lakers – Credit: Kim Klement-USA TODAY Sports

Anthony Davis resta al 100%

Considerato che LeBron James ha ancora due anni di contratto per oltre 80 milioni di dollari (il secondo in player option), il punto di domanda della free agency dei Lakers è Anthony Davis, probabilmente il vero ago della bilancia della squadra in questa stagione, al netto del premio di MVP delle Finals finito al Re. L’ex giocatore dei Pelicans, arrivato nell’estate 2019 per decisa volontà sua e dello stesso James, ha giocato una stagione terrificante a livello di numeri (26+9+2 stoppate di media in regular season, quasi 28+10+3.5 assist nei playoffs, ndr), molto di più in termini di impatto, soprattutto nella metà campo difensiva come ribadito anche alle Finals contro Jimmy Butler e i Miami Heat. Inoltre AD si è calato perfettamente nella parte di “Robin” al fianco di “Batman” LeBron, tra i due si è creata una simbiosi e n rapporto incredibile, James è stato una sorta di fratello maggiore e Davis ha agito e reagito in maniera impeccabile.

Non ho idea di quello che accadrà in free agency. Ho trascorso dei momenti meravigliosi quest’anno a Los Angeles, un’avventura unica a livello emotivo e professionale. Nei prossimi due mesi, cercheremo di capire quale strada prendere. Non sono sicuro al 100%“.

Queste le parole di Davis nell’intervista post gara 6, frasi di circostanza certamente, dovrà parlare con l’agente Rich Paul e capire anche in base a come sarà il prossimo salary cap, ma è davvero impossibile immaginare AD lontano dai Lakers dopo tutto il “casino” messo in piedi fin da inizio 2019 per raggiungere LeBron a Hollywood. Lo scorso gennaio Davis ha rifiutato l’estensione contrattuale al max da 146 milioni in 4 anni, ora dovrà decidere se esercitare la player option da quasi 29 milioni oppure diventare unrestricted free agent: molto più probabile la seconda della prima, anche solo per sondare le acque.

Pretattica e speculazioni ovviamente, perchè il numero 3 rimarrà un Laker. Da capire come sarà il suo nuovo contratto coi gialloviola: le opzioni sul tavolo sono un “1+1” per parificarsi con LeBron James, col rischio per i Lakers di perderli entrambi nell’estate 2021 (difficile almeno per quanto riguarda il Re), un “2+1” in modo da poter ristrutturare il contratto nell’estate 2022 ed essere eleggibile per un accordo attorno al 35% del salary cap avendo raggiunto i 10 anni di esperienza in NBA, e un “4+1” ovvero il max contract che gli potranno offrire i gialloviola, sulla stregua di quello firmato da Curry a suo tempo coi Warriors, una garanzia sia per lui in caso di infortuni, sia per gli stessi Lakers che avrebbero una superstar almeno fino al 2024.

KCP, Rondo, Howard e gli altri free agent

Assodato che Davis sia ovviamente il “pesce più grosso”, la free agency dei Lakers propone altri casi da analizzare. Kentavious Caldwell-Pope (8.5 milioni), Avery Bradley ($5 milioni), JaVale McGee ($4.2 milioni) e Rajon Rondo ($2.6 milioni) hanno una player option, mentre i vari Dwight Howard ($2.5 milioni), Jared Dudley ($2.5 milioni), Markieff Morris ($1.7 milioni), Dion Waiters ($503,656) e JR Smith ($289,803) saranno liberi sul mercato. Sotto contratto invece, oltre a LeBron, ci sono Danny Green, Quinn Cook, Alex Caruso, Kyle Kuzma e il rookie Talen Horton-Tucker, tutti fino a fine 2021.

Partiamo dalle cose semplici: Waiters e Smith non resteranno di sicuro ed è difficile immaginare che qualcun altro gli possa dare una chance, Dudley invece potrebbe restare essendo un veterano e una voce comunque ascoltata in spogliatoio, per Howard e Morris il discorso è differente. Dwight ha comunque usato bene la possibilità datagli dai Lakers, non ha sfigurato nell’arco della stagione e si troverà ad un bivio, accettare di restare in gialloviola per pochi soldi per provare di nuovo l’assalto al titolo o provare a capitalizzare proprio questa stagione per avere più soldi e spazio altrove. Il discorso vale più o meno per Markieff Morris, è un tipo di giocatore che una squadra la trova senza problemi, anche una contender, e non è del tutto escluso che siano proprio i Lakers.

Per i restricted free agent è facile immaginare che esercitino le rispettive opzioni anche perchè tutti, persino McGee, hanno ridato un po’ di luce alla carriera con questa stagione ai Lakers. Avery Bradley non ha giocato nella bolla ma fino allo stop era il miglior difensore dei gialloviola sugli esterni, poi invece nei playoffs sia Rondo, sia Caldwell-Pope, sono stati molto molto importanti, anche nelle Finals dove sono stati assolutamente i migliori a parte LBJ e AD. A meno di clamorose offerte da fuori, in particolare per KCP (che però è sempre gestito da Rich Paul…), nessuno dovrebbe cambiare maglia, anche magari rinegoziando l’accordo.

Il mercato: scambiare Green e Kuzma?

Con questo nucleo e con James e Davis, i Lakers sono ancor di più una meta attrattiva per i free agent, soprattutto quei veterani alla caccia di un anello per chiudere la carriera. Ma anche giocatori disposti a firmare per un solo anno a cifre contenute pur di tentare la scalata al fianco del Re: gente tipo Paul Millsap, Tristan Thompson, Hassan Whiteside, Danilo Gallinari o Jeff Teague, ma anche scendendo dei potenziali tiratori o “3&D” come Marco Belinelli, Justin Holiday, Alec Burks o Glenn Robinson III. Senza dimenticare quelli che possono uscire dal contratto come DeMar DeRozan (difficile…), Tim Hardaway o Austin Rivers.

L’alternativa è muovere qualche pedina: Kyle Kuzma doveva essere la “terza punta” della squadra e invece ha fallito clamorosamente, anche nei playoffs, per cui è un giovane facilmente sacrificabile perchè ha talento, ha buon potenziale e ha un contratto molto buono ($3.5 milioni l’anno prossimo, poi la qualifying offer da $5.2). Potrebbe essere inserito in un pacchetto con Danny Green, il cui contratto da 15 milioni è in scadenza: l’ex giocatore di Spurs e Raptors non ha certamente brillato, è apparso incerto e titubante soprattutto nei playoffs (aldilà dell’errore per vincere in gara 5) e non è certamente il preferito dai tifosi. Rimane però un profilo con tanti estimatori e potrebbe essere ceduto, magari con un Kuzma e una pick al Draft, per arrivare ad uno scorer di maggior talento e produzione da mettere al fianco di Davis e James, uno tipo Buddy Hield per fare un esempio.

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