Lakers-Heat: la finale delle idee contrapposte

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Se i Los Angeles Lakers erano una delle squadre favorite per le NBA Finals già a inizio stagione vista la presenza in roster di James e Davis, non si può dire lo stesso per i Miami Heat che sono stati la vera sorpresa dell’anno. Per la prima volta nella storia, domani notte in gara 1, si affronteranno per il Titolo due squadre che l’anno precedente non sono riuscite a qualificarsi neanche ai playoff!
Per i gialloviola l’infortunio di LBJ l’anno scorso aveva pesato tanto e l’arrivo di Davis ha ovviamente rafforzato notevolmente il roster; dall’altra parte invece l’inserimento di un leader come Butler ha letteralmente cambiato l’inerzia della franchigia e le crescite di Dragic, Adebayo e Robinson si sono accompagnate all’esplosione di un rookie come Herro.

Ma non solo solo i giocatori a fare la differenza perché se da una parte c’è il giocatore più forte al mondo, James, dall’altra c’è quello che attualmente è il miglior allenatore al mondo, Spoelstra. Cresciuto a pane e Pat Riley la sua carriera incrocia nuovamente quella del Re, ma questa volta dovrà trovare un modo per fermarlo, e non di innescarlo com’è successo nel periodo dei Big Three di Miami.

Le chiavi tattiche dei Lakers

Transizione e isolamenti

I gialloviola hanno due armi semi-infermabili che sono appunto James e Anthony Davis che sanno far tanto male dal post basso (13.3 post-up di media a partita, secondi nei playoffs) ma sanno anche riaprire il pallone per i compagni per dei tiri catch-and-shoot (76% delle triple arrivano così) soprattutto dagli angoli (4.7 tiri di media da questa posizione).

Quando però i Lakers non fermano uomini e palla (lo fanno spesso, 15esimi nei playoffs per movimento di giocatori) e giocano in transizione sanno veramente far tanto male. 23.3 punti a partita arrivano dalla transizione, il massimo della NBA, e il 19% dei loro tiri arriva nei primi 6 secondi di azione offensiva.

Miami quindi dovrà fare un grandissimo lavoro in transizione difensiva per negare come prima cosa le volate al ferro e come seconda i tiri da tre dagli angoli.

Le chiavi tattiche degli Heat

Movimento di palla e di giocatori

Se i Lakers sono una squadra che tiene tanto ferma la palla e cerca di sfruttare soprattutto i miss-match in favore delle loro due stelle, i Miami Heat giocano un basket diametralmente opposto, fatto di tantissimi passaggi, tantissimo movimento dei giocatori, passaggi consegnati e tiri da tre punti.
Merito anche di Adebayo, diventato un vero e proprio point center, i tocchi ai gomiti per Miami sono 15.4 di media mentre gli hand-off sono 10, e da qui nascono spesso delle corsie di penetrazione per Dragic o Butler o spazio per tirare dalla lunga distanza per Herro e Robinson. Proprio questo movimento ha portato ad assistere addirittura il 65.9% dei loro canestri (secondi nei playoffs), una percentuale che sale fino all’89.4% quando si tratta di assist per canestri da tre.

Proprio questo fondamentale per Miami diventa ancora più importante visto che nei playoffs hanno segnato il doppio di triple da rimbalzo d’attacco rispetto a qualsiasi altra squadra 27 (Denver e Houston 14). Quindi i Lakers oltre che chiudere sul tiro dovranno ricordarsi anche di fare il tagliafuori per evitare di regalare a Miami troppi possessi.

Le difese vincono i Titoli

Un assunto sempre vero e che con queste due squadre lo sarà ancora di più. I Lakers sono state una delle migliori per tutta la stagione e sono primi per deflections e stoppate, mentre Miami l’ha fatto vedere sia contro i Bucks che contro i Celtics di essere davvero duttili tatticamente e mettere in crisi gli attacchi avversari grazie alle deflections (secondi nei playoffs) e la difesa a zona. Contro i biancoverdi Spoelstra ne ha fatta tantissima, e contro i Lakers si potrebbe rivedere per cercare di togliere canestri facili al ferro a James e Davis. Ma attenzione perché la franchigia della Florida non potrà scoprirsi troppo e subire canestri da tre punti, che come detto Los Angeles segna spesso e volentieri.

1 commento

  1. Ottimo commento tecnico.
    Alla fine la spunterà LA, ma Miami farà una belissima finale.

    Due considerazioni da parte mia:
    1 – Miami è arrivata in finale come una cenerentola, poco considerata da tutti, ma ha pur sempre il secondo monte salari della lega. Se spendi tanto non è poi così strano che arrivi in alto (non è automatico, ma aiuta).
    2 – Questo potrebbe essere l’ultimo titolo per Lebron, in quanto il roster di LA è infarcito di ottimi giocatori con salari molto bassi (bravo il front office), ma questo per l’anno prossimo non sarà più possibile.

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