Jokic, Murray e gli altri: i Denver Nuggets sono i “demoni” di questi playoffs

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Sembra il nome di un film, ad Hollywood se ne intendono, sanno come si fa e la scorsa notte è stato girato il lungometraggio più incredibile degli ultimi anni. Una produzione cinematografica in cui ogni logica è stata capovolta, ogni aspettativa tradita e con un finale inatteso quanto straordinario. Basterebbe questa breve descrizione per introdurci a quella che è stata la serie tra i Los Angeles Clippers e i Denver Nuggets, rispettivamente la testa di serie numero 2 e numero 3 del tabellone NBA.

L’adiacenza dei numeri, la loro vicinanza nella scala numerica non ci deve ingannare, perché questa serie è iniziata come la più classica del “Davide contro Golia” in un film con copioni già scritti pronti a regalarci la battaglia tra i Lakers e i Clippers, tra LeBron e Leonard in quella che secondo tutti sarebbe stata una finale anticipata.

I Nuggets però sono anarchici, testardi e spensierati come il suo giocatore simbolo che, guidando i suoi compagni, ha strappato il copione a circa metà del film ed ha iniziato a buttare giù la trama dando sfogo a tutta la sua vena artistica. “La città dei demoni” potrebbe intitolarlo, pellicola ideata, girata, recitata e conclusa da Nikola Jokic, il Joker che si sta trasformando sempre di più in Batman e che, proprio come il cavaliere oscuro ha bisogno del suo Robin che a Denver ha un nome e un cognome: Jamal Murray. Sono loro due gli attori principali di questo incredibile film, sono loro due che ad un passo dal baratro hanno deciso di cambiare la storia, di portare i Nuggets da essere sotto 3-1 ad una clamorosa vittoria 4-3 contro quelli che tutti, da inizio anno, davano favoriti come vincitori dell’anello.

Prima di parlare degli sconfitti però, è doveroso ricordare come un ottimo film non si fa solo con degli eccelsi attori principali ma necessita di un cast di alto livello, di personaggi secondari e di comparse che riescano a dare il loro contributo e ad elevarsi nel contesto in cui sono stati inseriti. E allora non possiamo che citare la difesa di Grant, la sfacciataggine di Porter Jr che ha vinto gara 5, il rientro fondamentale di Harris che ha battagliato contro gli esterni Clippers per tutta la serie, il lavoro sotto traccia di Craig, i rimbalzi e i canestri nei momenti chiave del veterano Millsapp e la gestione di tutto il gruppo da parte di coach Malone.

Gruppo che ha saputo resistere, rimontare, battagliare e vincere contro una squadra che, però, ha l’enorme demerito di essersi sciolta in tutti i turning point della serie, che li ha visti in vantaggio 3-1 e con una gara 5 in totale controllo. Non è ammissibile perdere in questo modo, non per loro, non per un team costruito per arrivare fino in fondo, non per un allenatore alla quale forse sono stati dati troppi giocatori da far coesistere insieme, nello stesso campo e negli stessi spazi per 48 minuti a sera.

Squadra con la S maiuscola sono invece i Nuggets che adesso affronteranno l’altra compagine di Los Angeles, i Lakers guidati dal suo re e dai suoi angeli che dal cielo li stanno avvicinando sempre di più a quello che sarebbe il titolo più importante della loro storia, per tutto ciò che è successo il 26 gennaio di questo anno che ci ha fornito immensi dispiaceri ma che, allo stesso tempo, ci sta regalando i playoffs più belli e imprevedibili degli ultimi anni. Gli attori sono in posizione, lo scenario è apparecchiato. Ciak, si gira!

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