La stagione NBA riparte… ma mancano ancora quasi due mesi

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La notizia che finalmente l’NBA riprenderà la stagione 2019/2020 è passata quasi in sordina in tutto il mondo visti i problemi con la pandemia di CoVid19 e le manifestazioni di protesta contro il razzismo che stanno squassando gli Stati Uniti e non solo. Il Commissioner Adam Silver, dopo aver incassato il benestare di tutti i proprietari delle franchigie (tranne quello dei Blazers) ha confermato che la stagione regolare ripartirà il 31 luglio.

Il nuovo formato

Fortunatamente dopo tanti rumors su cambiamenti di formato, minitornei, playoff incrociati si è tornati a utilizzare la formula standard, con 8 partite da disputare per ciascuna squadra (22 invitate, restano fuori Warriors, Timberwolves, Cavaliers, Hawks, Pistons, Knicks, Bulls e Hornets) per concludere la regular season e poi i playoff in formato classico. L’unica modifica è stata l’introduzione di un piccolo torneo play-in tra 8° e 9° in classifica in caso tra le due ci siano meno di 4 gare di distanza.

Una scelta che ha fatto un po’ discutere ma che ha cercato di dare una chance a tutte le squadre che sarebbero potute essere ancora in corsa per la post season. Ma se a Est Brooklyn e Orlando hanno un buon margine da Washington (5 partite e mezza), a Ovest la cosa si complica non poco per i Grizzlies che dovranno vedersela con ben 5 squadre intenzionate a rubare l’ottava piazza (Blazers, Pelicans e Kings sono a 3 partite e mezza di distanza).

L’indecisione di Silver

La crisi causata dal CoVid19 ovviamente ha cambiato tutte le carte in tavolo mettendo in crisi non solo i commissioner sportivi di tutto il mondo, ma interi Stati. Ecco perché un piccolo alibi può essere concesso a Silver, che però non esce bene da questa gestione. Tantissima incertezza, poche cose chiare, tanti tentativi, tante date dette e poi ritirate, per poi decidere di iniziare a fine luglio, 5 mesi dopo l’ultima partita di regular season disputata.
Chiaro che riuscire a organizzare un colosso come l’NBA in una situazione di emergenza mondiale è tutt’altro che facile, ma questo dilungare enormemente i tempi di ripresa oltre che togliere interesse complicherà non poco le cose. La stagione ormai sembra quasi un ricordo, questa appendice sarà di fatto una “nuova mini stagione” con valori in campo totalmente cambiati. La scelta di giocare in una bolla a Disneyworld è quella giusta, ma era stata proposta già a marzo all’inizio della Pandemia, ma concretizzata solamente in questi giorni.

Una ripartenza molto lunga

Possibile che, visto che le squadre si stanno già di fatto allenando (individualmente più che di squadra) non si riuscisse ad anticipare, magari anche solo di 1 settimana, l’inizio del training camp che è stato fissato addirittura per il 30 giugno e accorciarlo di almeno 1 settimana? In questo modo sarebbero stati recuperati 15 giorni, e magari, accorciando al meglio delle 5 partite il Primo turno di playoff se ne poteva recuperare quasi una terza, permettendo la fine della stagione a fine settembre invece che a metà ottobre.

I problemi per la stagione 2020/2021

15-20 giorni che in realtà avrebbero potuto fare la differenza anche per la stagione successiva, quella 20/21, che ora dovrà essere riorganizzata, strizzata nel calendario, allungata durante l’estate andando a inficiare la presenza dei giocatori alle Olimpiadi di Tokyo 2021.

Senza contare tutte le variazioni a livello di NBA Draft (dalla lottery alle scelte vere e proprie), mercato dei free agent, contratti dei giocatori, stagione della G-League, mercato Europeo (che spesso attinge da rookie non scelti al Draft, da giocatori in uscita dalla G-League) e giocatori europei che vogliono tentare la carta NBA.
Uno stravolgimento totale che riguarda tutti e che a cascata influenzerà tutto il mondo del basket: senza dimenticare come dicevamo le eventuali Olimpiadi, perché l’inizio della nuova stagione fissato il 1° dicembre (o comunque nei giorni subito successivi), trascinerà la fine sicuramente anche nella prossima estate, costringendo di fatto i giocatori che parteciperanno ai playoffs a rinunciare alla convocazione, o ad accettare e scegliere di giocare praticamente 12 mesi di fila.

Ma per fortuna tornerà il basket giocato

Pur con le tante limitazioni (niente pubblico ad esempio) la scelta di ricominciare a giocare è senza dubbio un’ottima notizia per tutti. Il problema CoVid19 negli Stati Uniti sembra ancora lontano dalla risoluzione, ma la possibilità di tornare a vedere i campioni giocare su un campo da basket rasserenerà un po’ anche le persone a casa, che pian piano stanno tornando alla normalità.
Sarà un finale di stagione particolare, ma di sicuro interessante, perché se è vero che i giocatori hanno perso il ritmo partita, è altrettanto vero che tutti saranno riposati e potranno dare nei playoff il 100% delle loro energie, cosa che spesso in NBA non accade a causa della stagione logorante.

Ancora 53 giorni di lunga attesa ma poi finalmente rivedremo un arbitro lanciare in aria la palla a due e, forse, potremo iniziare a scordare questo momento buio della nostra vita.

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