Draft NBA: Tyrese Haliburton, il ‘super role player’ che fa comodo a tutti

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A detta di tutti in questo Draft 2020 non c’è una potenziale star, non c’è un talento generazionale tipo Anthony Davis o Zion Williamson, a maggior ragione in un anno stravolto dalla pandemia, ma si possono comunque trovare prospetti interessanti e destinati a diventare pezzi importanti di una squadra. Quello che probabilmente incarna più di tutti questo profilo è Tyrese Haliburton, playmaker sophomore da Iowa State dal fisico esile e le braccia lunghe, un tuttofare (anche una tripla doppia quest’anno), un super role player, quello che Kevin O’Connor di The Ringer ha definito “il sogno di ogni allenatore” per la capacità di fare tutte quelle piccole cose che fanno vincere una squadra. Haliburton difficilmente uscirà dalla Top 10, ha grandi estimatori e potrebbe essere un innesto eccitante per una formazione già strutturata, una contender (qualcuno ha detto Warriors?).

Dopo aver parlato dei vari Anthony Edwards, probabile numero 1 assoluta del Draft, di James Wiseman e di LaMelo Ball, il nostro zoom va su Tyrese Haliburton, il playmaker sophomore da Iowa State che ha tanti estimatori per la sua capacità di fare praticamente tutto.

Tyrese Haliburton

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Lo abbiamo detto, Tyrese Haliburton non diventerà una star come il cugino Eddie Jones (ex Lakers, Hornets e Heat) e non lo era nemmeno al liceo dato che era soltanto il numero 78 dalla Top 100 di ESPN delle high school del suo anno! Il nativo del Wisconsin, classe 2000, guardia di 194 cm per 202 di wingspan, ma ben sotto gli 80 kg di peso, piace per la sua duttilità e l’elevato IQ cestistico, un ragazzo che nei due anni coi Cyclones ha fatto onde e ha anche vinto la medaglia d’oro ai Mondiali Under 19 del 2019 con gli USA. Da freshman, subito a 33′ di media, ha viaggiato a meno di 7 punti e 4 assists di media ma ha registrato una gara da 17 assists (nuovo record dell’università) ed è stato l’unica matricola, con Zion Williamson, a chiudere con almeno 50 recuperi e 30 stoppate! Da sophomore è stato ancora più intrigante, alzando notevolmente le sue medie e chiudendo con 15 punti, 6 rimbalzi, 6.5 assists, 2.5 recuperi con l’82% ai liberi e il 42% da tre, il tutto impreziosito da una tripla doppia da 22, 12 e 10 nel ko in overtime contro TCU. Ha chiuso la stagione (e la carriera al college) l’8 febbraio in seguito ad una frattura al polso ma sarà certamente pronto per l’inizio della nuova avventura in NBA.

Punto di forza

Haliburton è un giocatore solido, essenziale, poco spettacolare ma tremendamente duttile che sa leggere benissimo il gioco. Sembra un safe pick, una scelta sicura di questo Draft. E’ molto bravo a giocare il pick and roll sia come passatore, per la gestione del palleggio e i tempi di passaggio, sia come attaccante usando l’arresto e tiro o il floater, sia come sponda. Il meglio lo dà in transizione e contropiede visto che può prendere il rimbalzo e partire individuando compagni o chiudendo in prima persona. E’ ambidestro, sempre in controllo, ha range di tiro praticamente illimitato ma è efficace quasi esclusivamente in situazioni di spot up e se ha spazio, visto che la meccanica è molto lenta e la palla parte da molto in basso. Eccellente giocatore off the ball, sa muoversi senza palla, anche sui blocchi, e a dare linee di passaggio ai compagni. Buon difensore di squadra, legge le situazioni con anticipo e con le braccia lunghe può rubare sulle linee di passaggio.

Punto debole

Manca di atletismo e fisicità, questo il principale limite al poter diventare una stella. Il suo fisico esile lo limita nella creazione del tiro, non ha un primo passo bruciante e fatica a creare separazione col difensore. Patisce le difese aggressive e gli show forti dei lunghi sul pick and roll, non riesce a finire al ferro e spesso incappa in palle perse banali quando ha poco tempo e spazio per pensare. Le percentuali da tre e ai liberi dimostrano che ha buona mano ma quella meccanica lenta lo rende una minaccia offensiva poco credibile. Questi “difetti” emergono anche nella metà campo difensiva dove fatica nella difesa uno contro uno, non può tenere i cambi, non ha grandi rapidità negli scivolamenti laterali e spesso sbaglia la posizione, sia in prossimità dei blocchi, sia negli angoli di aiuto.

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