Sixth Man of the Year: Harrell, Schröder e Dragic all’attacco del trono di Lou Williams

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Con la reale possibilità della conclusione anticipata della regular season, nonostante Adam Silver abbia affermato che non verrà presa nessuna decisione almeno fino ai primi di maggio, i premi individuali per questa stagione Nba verranno molto probabilmente assegnati in base a quanto si è visto fino ad ora. L’unico premio in cui si ha ormai un certo vincitore è il Rookie of the Year con Ja Morant, per i restanti riconoscimenti invece l’incertezza è ancora tanta, anche per quanto riguarda il titolo di sesto uomo dell’anno, che è stato dominato per ben due stagioni consecutive da Lou Williams, uno dei più leggendari sesti uomini nella storia della Nba. Nel corso di questa regular season però, oltre al doppio detentore del titolo, i papabili candidati per questo riconoscimento sono anche Montrezl Harrell, finalista nella passata stagione, Goran Dragic, integratosi pienamente nel suo nuovo ruolo agli Heat, e infine Dennis Schröder, il quale è stato un fattore decisivo per gli ottimi risultati dei Thunder nel corso di questa stagione.

La sorpresa: Goran Dragic

Il candidato a sorpresa in questa corsa è sicuramente il playmaker sloveno Goran Dragic, che dopo essere stato per tutte le precedenti stagioni in maglia Heat un titolare fisso nello starting five di coach Spoelstra, ha dovuto reinventarsi in un ruolo che non aveva mai ricoperto nel corso della sua carriera Nba. All’inizio della stagione non deve essere stato facile per lui accettare questa decisione, ma essendo un giocatore con molta esperienza alle spalle è riuscito in poco tempo ad adattarsi perfettamente in questa nuova dimensione, diventando una vera arma in più per questi Miami Heat. Dragic è riuscito infatti, nonostante il minor minutaggio, a mantenere la sua efficienza offensiva e ad avere un impatto decisivo anche in uscita dalla panchina, soprattutto nei finali di partita. Anche se i suoi minuti sul parquet sono diminuiti, le medie statistiche sono rimaste in linea rispetto alle precedenti stagioni: 16.3 punti, 3 rimbalzi e 5 assist di media a partita, inoltre la sua presenza si è dimostrata anche molto importante per la crescita dei molti giovani presenti a roster, come Kendrick Nunn e Tyler Herro, che lo ha definito come il miglior compagno di squadra che si possa desiderare.

La conferma: Montrezl Harrell

Non è una sorpresa invece la presenza tra i principali candidati di Montrezl Harrell, che già nella scorsa stagione veniva dato da molti come probabile vincitore del premio, avendo disputato una vera e propria break-out season. Harrell però non si è fermato di fronte ai buoni risultati della passata regular season e formando insieme al suo compagno Lou Williams un’incredibile coppia in uscita dalla panchina, ha incrementato ulteriormente le sue medie statistiche: 18.6 punti, 7.1 rimbalzi e 2 assist di media a partita, diventando un elemento di estrema importanza nell’economia di gioco dei Clippers, come lo dimostra il suo Player Efficiency Rating di 23.17, in squadra secondo solo a quello di Kawhi Leonard. Montrezl Harrell è inoltre un giocatore che riesce a dare il suo preziosissimo contributo su entrambi i lati del campo, grazie alla sua immensa energia e intensità che dimostra in campo durante ogni partita. Harrell è diventato infatti un giocatore insostituibile e imprescindibile per una contender come i Clippers, in grado di fare la differenza in qualsiasi momento della partita.

Il favorito: Dennis Schröder

Un altro giocatore che in questa stagione ha effettuato un incredibile processo di crescita è stato Dennis Schröder, che dopo molte stagioni in cui aveva dimostrando fin troppa discontinuità nelle proprie prestazioni, ha saputo trovare la propria dimensione nella seconda stagione ad Oklahoma City, candidandosi di diritto per il Sixth Man of the Year. La regular season del play tedesco è stata ottima soprattutto per quanto riguarda l’importanza che ha avuto nel sistema di gioco di questi Thunder, diventando un elemento essenziale per gli ottimi risultati che la franchigia ha raggiunto in questi mesi. Schröder è stato infatti il vero asso nella manica per coach Billy Donovan, il quale ha avuto la brillante intuizione di far giocare insieme a Schröder anche Chris Paul e Gilgeous Alexander, creando in questo modo un vero Death Lineup, soprattutto sotto il punto di vista offensivo. Questa soluzione tattica adottata molto spesso nel corso delle partite ha fatto le fortune di OKC, diventando uno dei migliori quintetti per rendimento di tutta la Nba. Schröder ha giocato quindi un ruolo importante per il successo di Oklahoma nel corso di questa stagione, dimostrando non solo un’incredibile continuità di prestazioni in uscita dalla panchina ma migliorando anche le sue medie statistiche: 19.2 punti e 4 assist di media a partita e una percentuale dal campo vicina al 48%.

Dennis Schroeder, Oklahoma City Thunder 2019-20 © Garett Fisbeck/AP/dpa

Il campione in carica: Lou Williams

Nel gruppo dei contendenti non poteva però di certo mancare il tre volte campione di questo titolo, Lou Williams, un giocatore che non ha bisogno di presentazioni, diventato negli anni il prototipo perfetto del sesto uomo. Lou Williams è sempre stato nel corso della sua carriera Nba un incredibile realizzatore, dotato di creatività e di un illimitato arsenale di movimenti per costruirsi dei buoni tiri in situazioni di isolamento, non avendo mai paura di prendersi delle responsabilità anche nei finali di partita, gestendo ogni singolo possesso con impressionante lucidità. Nel corso di questa regular season il numero 23 dei Clippers non è riuscito a mantenere come gli anni precedenti le sue solite medie statistiche, forse anche perché è stato oscurato dall’arrivo del dinamico duo formato da Kawhi Leonard e Paul George. Nonostante questo non ha mai mancato di dare il suo contributo alla squadra in uscita dalla panchina, risultando come sempre un elemento essenziale per coach Doc Rivers. Quest’anno però, vista anche l’agguerrita concorrenza in agguato, è forse giunto il momento per Lou Williams di “abdicare” e di passare il testimone al prossimo sesto uomo dell’anno.

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