Con Karnisovas in sala controllo la rivoluzione dei Bulls è stata avviata

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Il documentario di Netflix “The Last Dance”, sulla stagione 1997-98 dei Chicago Bulls, rappresenta sia per la dirigenza che per la tifoseria di Windy City un bellissimo ma al contempo doloroso ricordo, perché dopo 22 anni la franchigia dell’Illinois non è più riuscita a raggiungere i grandi traguardi di Micheal Jordan e compagni e per una delle squadre che ha fatto la storia di questa Lega è arrivato il momento di una necessaria inversione di tendenza.

Nonostante il mondo della NBA sia per adesso completamente fermo causa CoVid19 è stata avviata in casa Bulls una rivoluzione completa, in modo da rilanciare una franchigia che da fin troppo tempo si trova in una situazione di seria difficoltà e di mancanza di risultati. Michael Reinsdorf, proprietario dei Bulls, ha deciso infatti di dare una svolta all’intera organizzazione, conferendo tutto il potere decisionale nelle mani del nuovo President of Basketball Operations, Arturas Karnisovas, ex GM dei Denver Nuggets, individuato dalla proprietà come l’uomo giusto per voltare finalmente pagina. Con i puntuali licenziamenti del GM Gar Forman e di John Paxson, all’interno della dirigenza della franchigia dal 2003, il lituano ha portato aria di cambiamento in città, facendo iniziare per i Chicago Bulls un nuovo corso sotto la sua guida.

Nuovi leader, nuova strategia

L’opera di rebuilding della squadra sembra essere già iniziata con la nomina di Marc Eversley come nuovo General Manager dei Bulls, che come prima cosa dovrà risolvere l’intricata situazione dell’head coach Jim Boylen, il cui futuro sembra essere lontano da Windy City. Le importanti novità già apportate da Karnisovas interesseranno sicuramente anche il roster e il coaching staff nell’immediato futuro, perciò l’arrivo di nuovo allenatore a Chicago sembra essere sempre più una reale possibilità. Il lavoro di coach Boylen infatti nel corso di queste ultime due stagioni, oltre a creare dissidi e contrasti all’interno dello spogliatoio, in particolar modo con Zach LaVine, ha fatto anche registrare dei problemi di crescita per Lauri Markkanen, il quale non ha nascosto la propria insoddisfazione, dichiarando che se non ci sarebbero stati dei cambiamenti avrebbe preferito cambiare aria, ma per fortuna degli importanti movimenti ci sono stati e continueranno ad esserci.

Si riparte con un nuovo coach?

Il fatto che coach Boylen non rientri più nei nuovi piani dirigenziali non rappresenta una sorpresa e Karnisovas sotto questo aspetto si è dovuto subito mettere al lavoro, riflettendo su alcuni interessanti profili per la panchina: David Fitzdale, Dave Joerger e Kenny Atkinson, licenziato dai Brooklyn Nets nel corso di questa stagione. Il roster dei Bulls oltre ad essere uno dei più talentuosi della Lega, ha anche un’età media di soli 24 anni, perciò la principale caratteristica ricercata dalla dirigenza per la posizione di head coach è quella di saper lavorare con i giovani e di migliorarne le qualità e le capacità, come ha dimostrato Kenny Atkinson nelle sue ultime stagioni ai Nets, durante la quale ha fatto crescere esponenzialmente giovani giocatori come Dinwiddie, D’Angelo Russell e Jarrett Allen, dimostrandosi perciò davvero perfetto per un nuovo progetto come quello dei Bulls.

Roster talentuoso… ma basterà?

Dopo aver risolto i problemi relativi alla dirigenza e al coaching staff, Karnisovas si occuperà delle scelte che riguarderanno esclusivamente il campo e il roster dei Chicago Bulls, forse il vero punto da cui far ripartire la franchigia, grazie alla presenza di giocatori di talento con grossi margini di miglioramento come Zach LaVine, Lauri Markkanen, Wendell Carter Jr e il rookie Coby White, una delle poche note positive di questa stagione.
Nonostante ciò il roster dei Bulls, che comprende anche giocatori di esperienza come Satoransky, Thaddeus Young e Otto Porter, sembra essere estremamente limitato per diventare competitivo nel giro di una sola stagione, infatti Karnisovas ha affermato che per effettuare un completo processo di ricostruzione saranno necessarie un paio di stagioni, anche perché sia il prossimo Draft che la prossima Free Agency non presenteranno buone occasioni per accrescere ulteriormente il valore di questo gruppo.

L’obbiettivo primario per la prossima stagione sarà quindi quello di sviluppare e di migliorare le capacità dei giovani giocatori già presenti a roster, valutare bene le varie possibilità che si presenteranno sul mercato e aspettare il momento giusto, che presumibilmente sarà la off-season del 2021, per cambiare decisamente passo e salvare Chicago dalle sofferenze delle passate stagioni, in modo che si possa ritornare agli splendori dei lontani anni ’90.

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