Con Gallinari e Paul, il processo di rebuilding dei Thunder passa dai playoff

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Danilo Gallinari, Oklahoma City Thunder © Kelvin Kuo-USA TODAY Sports

Le partenze e gli arrivi avvenuti in Oklahoma durante l’estate avevano ridotto di molto l’impatto reale che i Thunder avrebbero potuto avere nella sempre competitiva Western Conference, e con la dirigenza che aveva deciso di iniziare un periodo di completa ricostruzione, le aspettative per la squadra dell’Oklahoma erano ritenute da tutti molto basse. Come sempre però accade nella NBA i pronostici possono essere sovvertiti da un momento all’altro e i Thunder con un roster completamente rinnovato sono riusciti a diventare una splendida certezza nel corso della regular season, nonostante i molti rumors di mercato che si sono susseguiti fin dagli inizi della stagione. Gli addii estivi di Russell Westbrook e di Paul George avevano mandato in frantumi i piani dei Thunder per cercare di tornare all’assalto del titolo NBA, ma la squadra di Billy Donovan non si è voluta arrendere al proprio destino e con le pedine arrivate in estate via trade si è cercato di massimizzare il talento a disposizione, fin troppo evidente per giocare il ruolo di semplice comparsa in questa stagione. Nonostante i piani dirigenziali abbiano infatti puntato fin dalla off-season al progetto di rebuilding, i talenti di Chris Paul e di Danilo Gallinari, giunti in estate, ma anche del veterano Steven Adams non potevano essere sprecati in attesa di una trade che li avrebbe portati lontani dall’Oklahoma, per questo motivo coach Donovan ha deciso di sfruttare a pieno tutto il potenziale dei giocatori presenti a roster, ottenendo ottimi risultati e giocando al contempo anche una buona pallacanestro con molto serenità e fiducia verso il futuro della franchigia.

Attualmente gli Oklahoma City Thunder occupano la sesta posizione della Western Conference, qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato ai nastri di partenza della regular season. Verso la fine dell’anno infatti i Thunder non viaggiavano come ora in ottime acque, ma proprio a partire dal mese di dicembre Oklahoma ha iniziato a volare inanellando una lunga serie di ottimi risultati, costellati anche da buone prestazioni di squadra, raggiungendo in questo modo l’attuale record di 33 vinte e 22 perse. La presenza di certi elementi nel roster dei Thunder ha permesso alla squadra di diventare negli ultimi tre mesi una vera e propria corazzata, uno su tutti è Chris Paul, che dopo essere andato vicinissimo negli ultimi anni alle tanto agognate Finals Nba, è stato utilizzato dai Rockets come merce di scambio per arrivare a Russell Westbrook. L’ex play di Houston sembrava essere solamente di passaggio in Oklahoma, diretto verso qualche squadra con chances di titolo, ed invece anche dopo la Trade Deadline è rimasto qui, anche per il fatto di aver trovato un ambiente adatto al suo stile di gioco, nonostante le varie critiche che gli erano piovute addosso dopo le deludenti stagioni al fianco di James Harden. I compagni attorno a lui si sono adattati ai suoi ritmi e grazie anche alla sua innata leadership è riuscito a ritornare decisivo come non lo si vedeva da anni, segnando addirittura più punti in crunch time con la maglia dei Thunder rispetto a quelli che aveva segnato in due anni in quel di Houston. Le ottime prestazioni, del tutte inaspettate, fornite fino ad ora da CP3, gli consentiranno anche di partecipare all’All Star Game, partita dalla quale mancava dalla stagione 2015/16.

L’impatto positivo che Paul ha avuto in questi mesi non solo gli ha permesso di tornare il giocatore di un tempo ma anche di far risaltare le qualità dei suoi compagni, divenendo inoltre il maestro perfetto per la crescita delle giovani promesse presenti a roster, come Dennis Schroeder e Shai Gilgeous-Alexander, il quale è diventato un vero fattore per i successi dei Thunder. Già durante il suo primo anno da rookie aveva messo in mostra tutte le sue straordinarie doti atletiche, ma ora sta perfezionando tutti gli aspetti tecnici del suo gioco, mantenendo allo stesso tempo la sua velocità ed esplosività, caratteristiche che lo rendono un giocatore unico e quasi del tutto immarcabile in certi frangenti. Shai Gilgeous-Alexander è salito di livello in questa stagione e sta imparando velocemente a gestire un intero attacco NBA, grazie soprattutto alla guida esperta di Chris Paul. La guardia canadese è diventata però non solo il miglior marcatore della squadra con 19.5 punti di media a partita, ma anche il punto fermo su cui costruire i Thunder del futuro, divenendo l’unico giocatore davvero intoccabile nel roster di OKC. Un netto miglioramento è stato anche quello di Dennis Schroeder, che sta vivendo probabilmente la sua migliore stagione da quando è entrato nella NBA, infatti è il secondo miglior marcatore dei Thunder dietro solamente a Gilgeous-Alexander e in uscita dalla panchina riesce sempre a dare il proprio importante contributo alla squadra.

Una soluzione tattica che ha fatto le fortune di Oklahoma nel corso di questa stagione è stata la scelta di coach Donovan di far giocare insieme sul parquet Chris Paul, Gilgeous Alexander e Dennis Schroeder, una decisione che sembrava difficile da sostenere, ma che invece ha portato i propri frutti. Il quintetto formato infatti dai tre piccoli insieme a Gallinari e Steven Adams è quello che ha il miglior rendimento di tutta la NBA (+31.4 di net rating in 117 minuti) mentre il secondo miglior lineup è quello degli Utah Jazz che ha invece un net rating di soli +21 in 308 minuti giocati. Di questa scelta tattica ne sta beneficiando soprattutto l’aspetto offensivo dei Thunder, ma sorprendentemente il Death Lineup di Oklahoma sta dando segnali positivi anche sotto il punto di vista difensivo, infatti con questo quintetto OKC concede solo 96.5 punti su 100 concessi, sesto miglior dato della Lega. L’aspetto positivo di questi Thunder è però non solo il backcourt perché anche Steven Adams e Danilo Gallinari sono fondamentali nel mantenere l’equilibrio della squadra. Il centro neozelandese infatti non solo fornisce il proprio apporto difensivamente grazie alla sua fisicità e al suo agonismo, ma è anche già da qualche stagione uno dei miglior centri della NBA per produzione offensiva da situazioni di pick-roll ed in queste situazioni di gioco anche Danilo Gallinari riesce sempre a dimostrarsi un ottimo lettore creandosi ottimi tiri sia dalla lunga distanza sia penetrando verso il ferro. Danilo così come il resto della squadra sta vivendo un’ottima stagione sotto il punto di vista statistico e grazie anche al quintetto anomalo che coach Donovan si è inventato nel corso della regular season, riesce sempre a mettere in difficoltà i difensori avversari con le sue abilità nel playmaking.

Le vittorie e i risultati raccolti fino ad ora sono molto soddisfacenti e grazie a questi si è creata nella squadra la giusta consapevolezza di potersela giocare con chiunque, e nonostante alcuni giocatori nel corso degli ultimi giorni di mercato avevano avuto la possibilità di cambiare aria, Danilo Gallinari su tutti, il gruppo è rimasto intatto. La sesta posizione nella Conference permetterà ai Thunder di giocarsi senza alcuna pressione la post-season e i playoff saranno sicuramente una ottima opportunità per testare il livello generale della squadra. Nonostante non ci siano state cessioni, le possibilità che alcuni giocatori nel breve periodo non vestiranno più la maglia di OKC sono molto alte, perché i successi degli ultimi mesi non hanno distolto la dirigenza dall’obiettivo primario della franchigia, ovvero ottenere e aumentare la propria collezione di asset in modo da guardare verso il futuro con ancora più fiducia e per ritornare nel giro di 2/3 anni al top della Lega. Per il momento però i Thunder si possono godere la loro favola: processo di ricostruzione abbinato ad una comoda passerella ai playoff, situazione che sarà davvero difficile da rivedere.

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