Gli Utah Jazz hanno ritrovato il ritmo giusto

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Gli Utah Jazz, pur rimanendo come sempre ben lontani dai riflettori e dalle attenzioni dei media, sono una delle squadre più in forma del momento. Nonostante abbiano avuto un periodo abbastanza complicato nella prima parte di questa regular season, sono riusciti a trovare il modo e soprattutto il tempo per lavorare e per tornare ai vertici della Western Conference (29-13 il record) senza che nessuno se ne renda realmente conto.

Il fatto però di non essere mai citati da nessuno si sta rivelando un fattore positivo per la squadra di Quin Snyder, già da qualche anno, essendo sempre rimasti nelle ultime stagioni tra le migliori franchigie della NBA. I Jazz avevano sempre dimostrato un’ottima pallacanestro, un gioco corale in cui tutti avevano un ruolo definito e dove il collettivo aveva sempre un’importanza maggiore rispetto al singolo. Tutti questi aspetti erano però venuti meno nei primi mesi di questa stagione, soprattutto a causa dei molti innesti giunti a Salt Lake City durante la off-season, come Bojan Bogdanovic e Mike Conley, i quali si dovevano ancora integrare pienamente nei meccanismi tattici della squadra. Dopo un avvio a rilento, la scalata della Western Conference da parte dei Jazz sta proseguendo a pieno regime e le 16 vittorie nelle ultime 18 partite ne sono la piena dimostrazione.

La sorpresa dell’Ovest?

Gli Utah Jazz dall’inizio del mese di dicembre sono tornati ad essere una vera e propria squadra nell’accezione migliore del termine, questa striscia di vittorie consecutive è arrivata grazie soprattutto al lavoro del coaching staff di Quin Snyder, considerato da molti uno dei migliori allenatori della Lega, il quale è riuscito in questi anni alla guida della squadra a far rendere al meglio molti giocatori, come Joe Ingles, Donovan Mitchell, Royce O’Neale ed in queste ultime battute anche il neo arrivato Bojan Bogdanovic, che si è inserito ormai completamente nel gruppo sia fuori che dentro al campo.
Un oggetto misterioso però per la franchigia dello Utah rimane ancora Mike Conley, che dopo aver faticato molto sotto il punto di vista tecnico tattico, è stato fermo ai box a causa di un infortunio per più di un mese, proprio nel momento migliore della squadra, che sembra nonostante tutto proprio non risentire della sua mancanza. Anzi, l’assenza di un vero creatore di gioco ha spinto Mitchell a migliorare ulteriormente in questo frangente e ha responsabilizzato ancora di più Ingles, vero playmaker della squadra. In più dalla panchina è stato buono l’impatto di Mudiay, arrivato anche lui da free agent.
L’arrivo via trade di Jordan Clarkson ha portato un’ulteriore scossa alla squadra, riuscendo a dare fin da subito un contributo importante alzando notevolmente il livello della panchina sotto il punto di vista offensivo e dimostrando nella selezione delle scelte una maggiore maturità rispetto al passato. I 15 punti di media a partita in maglia Jazz sono la dimostrazione del fatto che l’ex Cavs è stato un’ottima scelta da parte della dirigenza di Utah, diventando inoltre un vero asso nella manica per coach Snyder.

Un attacco che gira a meraviglia

L’allungamento delle rotazioni e una rinnovata forza in attacco sono solo alcune delle caratteristiche della scalata dei Jazz in queste ultime settimane. La produzione offensiva di Utah è infatti una delle migliori di tutta la NBA con oltre il 40% dal campo, ma uno dei fattori più importanti sotto il punto di vista offensivo è l’affidabilità dei giocatori oltre l’arco dei tre punti, a roster infatti i Jazz dispongono di molti giocatori con una percentuale superiore al 30% dalla lunga distanza, come Ingles, Mitchell, Bogdanovic e O’Neale, cifre che hanno reso Utah in questa prima parte di stagione una squadra letale dall’arco dei tre punti. Questo fattore è stato cruciale perché ha finalmente permesso alla squadra di non essere sempre più dipendente in attacco dalle giocate di Spida Mitchell, la forza di Utah in questo periodo sta infatti proprio nella varietà di alternative sotto il punto di vista offensivo, anche con giocatori come Georges Niang e Emmanuel Mudiay, i quali stanno garantendo a gara in corso delle ottime prestazioni, oltre le più rosee aspettative.
Da sottolineare, oltre al ritmo con cui la franchigia dello Utah sta giocando in queste settimane, sono l’Offensive e il Defensive Rating che i Jazz stanno mantenendo in questo periodo, statistiche che posizionano la squadra tra le prime dieci di tutta la Lega, con dati addirittura superiori ai migliori attacchi della NBA come Lakers e Bucks.

Fondamentale però per l’ottimo andamento degli Utah Jazz è l’apporto dei giocatori più rappresentativi della squadra come Donovan Mitchell che anche quest’anno sta migliorando sensibilmente i suoi dati statistici, come i punti segnati (24.8 a partita), e il centro francese Rudy Gobert, che oltre a dominare ogni singola sera in difesa è anche colui che detiene il miglior Player Impact di Utah con 15.7, per questo motivo è un elemento imprescindibile per mantenere saldi gli equilibri della squadra.

Un trend che durerà oppure no?

Questa lunga striscia di vittorie nonostante sia arrivata per lo più contro squadre non di primissima fascia, ad eccezione dei Los Angeles Clippers, ha portato Utah tra le prime quattro franchigie della Western Conference. La banda di Quin Snyder ha saputo infatti sfruttare al meglio questo periodo favorevole sotto il punto di vista del calendario e le uniche sconfitte sono arrivate contro i Miami Heat all’America Airlines Arena, campo difficilissimo in questa stagione per qualsiasi avversario, e nell’ultima partita contro i New Orleans Pelicans, i quali sono stati trascinati da un incredibile Brandon Ingram, autore di 49 punti dopo un tempo supplementare. Nonostante queste due battute d’arresto, la seconda delle quali ha interrotto la striscia di 10 vittorie consecutive, gli Utah Jazz sono migliorati costantemente ritrovando il loro gioco partita dopo partita, e anche se dietro l’angolo ci siano impegni più complicati, Utah sembra avere tutte le carte in regola per affrontarli, riuscendo a dire la sua anche quest’anno, cercando però di fare più strada possibile anche durante la post-season.

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