Andrew Wiggins sembra cambiato: i Twolves devono credere in lui?

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L’ultimo mese dell’anno è stato un periodo difficilissimo per i Minnesota Timberwolves: hanno finito dicembre con un bilancio di 2-12 e 11 sconfitte di fila. Per una squadra che ad inizio stagione aveva impressionato tantissimi critici dato che nelle preview stagionali avevano visto poco potenziale per la squadra di Ryan Saunders, l’ultimo mese è stato una sorta di conferma di quello che si era temuto.

Uno dei pochi che si è salvato in questo periodo terrificante è stato Andrew Wiggins, una delle più interessanti sorprese a livello individuale di quest’anno. 22.8 PPG, 5 RBG, 3.3 AST su 43.7% dal campo e 31.4% da tre. Queste sono statistiche che a primo impatto fanno pensare a guardie e ali in territorio All-Star. E se prima dell’inizio della stagione qualcuno avrebbe detto che questi sarebbero stati i numeri di Andrew Wiggins, probabilmente sarebbe stato preso per pazzo.

Wiggins è un grande dilemma

Andrew Wiggins, dopo essere selezionato come prima scelta assoluta al Draft NBA 2014, è stato un fallimento quasi da subito nella NBA. Dotato di abilità atletiche incredibili, Wiggins a livello del college ricordava a giocatori come Dominique Wilkins, Tracy McGrady e Clyde Drexler. Però questi confronti non si sono mai più nemmeno posti. Per cinque stagioni Wiggins è stato un enigma difficile da capire per i suoi compagni di squadra, allenatori e osservatori esterni. Dimostrava a sprazzi di essere un gran talento, ma mancava consistenza. Nel 2016/17 ha avuto una stagione molto positiva, andando a completare una media simile a quella di questa stagione, però già l’anno dopo ricominciò a calare.

Ma il nuovo anno porta la speranza che Andrew sia finalmente cambiato per davvero. Dopo aver firmato un rinnovo di contratto ricchissimo (5 anni per 150 milioni di dollari), Wiggins per la prima volta nella sua carriera sta mettendo sul piatto una stagione efficace a livello personale e per la squadra. Al momento sta segnando, per la prima volta nella sua carriera, un VORP (Value over Replacement) positivo (0.3) e un PER sopra 17 (17.4).

Anche se i Timberwolves stanno faticando, non è certo colpa sua: piuttosto pesano l’assenza prolungata di Towns e un roster con evidenti lacune. Vanno anche fatti i complimenti a Ryan Saunders, che ha dato a Wiggins la possibilità in questa stagione di giocare con più libertà e possesso della palla. Pure nella fase difensiva, Wiggins ha iniziato a far vedere quello che lo caratterizzò come prospetto generazionale nella sua stagione di freshman a Kansas.

Come continuare a migliorare?

Wiggins al momento si trova a suo agio sul parquet. Questa cosa deve essere vista come vittoria personale non da poco. Però ci sono ancora punti dove può migliorare. Per esempio il tiro da lontano: 31.4% da tre non è più un numero accettabile per un esterno atletico e talentuoso come Wiggins. Dovrebbe imparare da Brandon Ingram, altra sorpresa di quest’anno, che sta segnando 25.2 PPG col 40.4% da tre (rispetto all’anno prima: 18.3 PPG col 33.0% da tre).

Un altro punto sarebbe sfruttare di più la sua fisicità, che per un giocatore che è alto 2.01 m e pesa 87 kg è ancora troppo poco usata. Wiggins tira solo 5 liberi a partita, marchio decisamente più basso di quello della sua seconda stagione in NBA (7.0). Queste sono statistiche che devono sempre migliorare, di anno in anno. L’abilità di un giocatore, specialmente un’ala piccola, di prendersi il più possibile di tiri liberi a partita è un punto molto importante per il suo miglioramento e per il suo status.

Detto tutto ciò, Wiggins può essere molto contento della sua performance fino ad adesso. Assieme a Karl Anthony Towns e Jarrett Culver dovrebbe formare la solida base su cui costruire le prossime stagioni dei Timberwolves.

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