Napier e coach Ollie portano Connecticut al trionfo

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La lunga rincorsa di Kentucky questa volta non si è concretizzata. Connecticut ha guidato la finalissima dell’AT&T Stadium di Arlington, Texas, davanti ad 80mila spettatori, ha vinto 60-54 e ha tagliato l’ultima retina, quella che vale il titolo di campioni NCAA 2014. Un trionfo incredibile per gli Huskies che centrano il quarto titolo della loro storia, il quarto in altrettante finali, il secondo nelle ultime quattro stagioni. Per il college con sede a Storrs una vittoria assolutamente inaspettata contro i Wildcats di coach Calipari che, con cinque freshmen in quintetto, ha bissato la sconfitta dei Fab Five di Michigan del 1992. Il titolo di UConn è firmato da Shabazz Napier, miglior giocatore della finale, al secondo titolo dopo quello del 2011 con Kemba Walker e Jeremy Lamb, e da coach Kevin Ollie, erede del santone Jim Calhoun, che è arrivato fino in fondo al primo torneo da allenatore (seconda stagione alla guida degli Huskies).

LA PARTITA

La gara dell’AT&T Stadium è stata condotta fin dalla palla a due dagli Huskies, numero 7 del proprio Regional, nonostante il maggior talento tecnico, fisico e atletico dei Wildcats, numero 8 ma grandi favoriti in prestagione vista la solita grande nidiata di freshmen raccattata da Calipari. UConn la mette sulla grande rapidità, in difesa e in attacco, e dopo aver toccato il 13-6, arriva fino al massimo vantaggio sul 30-15 a 6 minuti dalla fine del primo tempo spinta dalle triple di un concentrato Napier (15 all’intervallo). Kentucky però non ci sta, stringe le maglie in difesa e rimonta con le giocate di Young, Andrew Harrison e Julius Randle, che mette due canestri in fila per il -4, 35-31, all’intervallo lungo.

Nella ripresa la pressione sale, gli errori aumentano e così pure le palle perse. UK arriva a -1 con una penetrazione di Aaron Harrison, l’uomo di ghiaccio, ma UConn non trema e riallunga sul 48-39 ancora con Napier e una tripla del berlinese Giffey, a segno dopo parecchi errori dal perimetro. A metà secondo tempo la giocata più bella della gara, un’affondata mancina di James Young, col fallo, che spedisce nel poster l’africano Brimah. Sull’energia di questa schiacciata Kentucky torna a -1, 48-47, ma Connecticut è la squadra del destino e riprende margine con le bombe di Napier e Giffey per il 54-49. UK intanto sbaglia liberi a volontà mentre gli Huskies sono perfetti: le giocate che mettono la parola fine sul match sono del senior Kromah che prende un rimbalzo offensivo importante a 1’50” dalla fine e poi mette i liberi del 60-54 a 25” dalla sirena sull’ennesimo assist magico di Napier.

LE STATISTICHE

I numeri non mentono. Nonostante la superiorità fisica e atletica, Kentucky perde la lotta a rimbalzo, 34 a 33, e perde più palloni, 13 a 10. Connecticut la mette sulla velocità e vince nei recuperi, 9 a 6. Le due squadre non tirano molto bene ma la differenza la fanno i tiri liberi: Huskies perfetti, 10 su 10, pessimi gli Wildcats, 13 su 24, e alla fine condannati dalle conclusioni dalla lunetta. A Calipari non bastano i 20 punti con 7 assist della guardia mancina James Young e i 10 con 6 rimbalzi e 4 assists di Julius Randle, mentre tradiscono i gemelli Harrison, con Andrew – 8, 5 rimbalzi, 5 assists e 3 recuperi – leggermente meglio di Aaron – 7 e 4 rimbalzi. Ollie ha tantissimo dalle sue guardie: Napier chiuede con 22 punti (8 su 16 e 4 triple) con 6 rimbalzi, 3 assists e 3 recuperi, Boatright ne aggiunge 14 con un solo errore al tiro (5 su 6), 3 assists e 3 recuperi, il berlinese Giffey finisce con 10 e 5 rimbalzi mentre DeAndre Daniels, dopo il 20+10 sella semifinale, è comunque importante con 8, 6 rimbalzi e 2 stoppate nonostante il 4 su 14 al tiro.

Connecticut è la prima numero 7 a vincere il titolo, è la testa di serie più bassa dalla Villanova di coach Rollie Massimino nel 1985 (numero 8), la prima da NC State dal 1974 a trionfare dopo che l’anno prima non aveva partecipato al Torneo e la prima da Arizona nel 1997 a tagliare l’ultima retina senza aver vinto regular season o torneo di conference. UConn è inoltre la prima da Maryland nel 2002, quella di Juan Dixon e Chris Wilcox, a vincere senza All American in squadra. Napier e Giffey sono gli unici giocatori di sempre a vincere il titolo da freshmen e da senior. Kevin Ollie è il primo allenatore da Steve Fischer con Michigan nel 1989 a trionfare nelle prime due stagioni da coach in Division One.

GLI HIGHLIGHTS

6 Commenti

  1. le finali ncaa sono sempre emozionanti ma onestamenti il livello di gioco espresso e di basso bassimo livello.
    se la finale l ha dominata un giocatore di 1e88 che alla vigilia non era da 1 giro (napier) qualcosa signafica… il che mi fa ridimensionare giocatori come parker e wiggins… per me nessuno dei due avra l impatto di un kd e carmelo anthony al 1 anno nba ( 21 di media con il 45%)

    • Lillard Walker Curry Irving Rondo Paul Williams Parker Teague Westbrook vanno dal 1.83 (Cp3) al 1.91 a me sembrano tutti titolari nel ruolo di Napier in Nba…
      Se vogliamo mettere l’altezza come possibile problema di Napier per la sua carriera da Pro…
      I problemi son altri..
      E riguardo agli altri prospetti…
      E’ difficile da dire ma hanno mezzi e fondamentli super, e le batoste prese al torneo..
      Non possono che fargli bene!

  2. Partita onestamente bruttina. Continuo a trovare assurdi i 32 secondi per completare l’azione, come l1+1 ai liberi.
    Secondo me ha poco senso anche la distanza da tre. Se tanto l’obiettivo è andare in NBA perchè non metterla uguale?
    Tornando alla partita Kentucky l’ha persa ai liberi, percentuale ridicola. Comunque giochi poco fluidi per entambe, tanti tiri fuori ritmo e rispetto al passato poca pressione difensiva. Sono deluso.

  3. Napier nn sarà da prime dieci scelte,forse sarà da fine primo giro,per l età,l’atletismo,perchè forse ci sn giocatori più futuribili e cn più margini,però questo ha un buon ball handling,un bel tiro da tre,visione di gioco,ma soprattutto ha leadership e 2 attributi fumanti,cose che nn si imparano…per me sarebbe un buon affare tra la 20/25…aggiungo una cosa kentucky aveva un atletismo da nba,ma fondamentali,lasciamo perdere,randle è un telepass in difesa,gran movimento di piedi,ma senza tiro dalla media gioco in post da rivedere e quando doveva prendersi le sue responsabilità è sparito.gli harrison nn mi sn mai piaciuti,neanche quando aaron ha fatto i miracoli,troppi tiri scriteriati,young,a parte la schiacciatona incredibile nn è male…secondo me tutta sta gente wiggins embiid e pure parker,che mi sembrava nba ready più degli altri 2,avrebbe fatto meglio a restare un pò in più al college,sn tutti da rifinire,talento fisico a pacchi,ma testa e tecnica tutta da rifinire

  4. Per amare il College Basketball bisogna accettarne le regole e lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera incredibile.
    Arene e palazzetti cosi straripanti di gente, passione, colori e musica anche la Nba le sogna…
    La Nba è un Torneo fisicamente “elitario” mentre nel mondo dei College è possibile ammirare squadre e giocatori tecnici che conoscono profondamente il gioco e le sue varianti tattiche: Wisconsin ne è uno splendido esempio.
    Si sarà capito…il College basket esercita un fascino tutto suo e tutto particolare…splendida stagione!

    • Condivido in pieno tutto quello che ha scritto Enrico. E’ sbagliato pensare alla NCAA come qualcosa che deve preparare alla NBA, non è questo l’obiettivo del College. La NCAA è qualcosa di dilettantistico in cui l’appartenenza al proprio ateneo, il divertimento sul parquet, l’atmosfera e le storie hanno la precedenza su tutto il resto. Quindi, piaccia o no, è giusto che la NCAA abbia sue regole e sue tradizioni.

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