EuroBasket 2013: Turchia e Macedonia, che delusioni

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In archivio la prima fase degli Europei 2013 in Slovenia ed è giusto fare un primo bilancio, guardando in particolare alle squadre che non sono riuscite a superare il taglio e ad accedere alla seconda fase di Lubiana. Balza all’occhio l’eliminazione della Turchia del ct Tanjevic, roster alla mano una squadra che poteva puntare alla medaglia, e della Macedonia, quarta due anni fa e capace di far venire i brividi alla Spagna in semifinale. Subito a casa anche la Russia con l’aggravante però di un roster giovane e con un avvicinamento tribolato per quanto riguarda la scelta del ct, poi caduta su Karasev. Non da meno anche le precoci esclusioni di Israele e Polonia, rimaste come al solito delle eterne incompiute.

Vero che Turchia e Russia erano in un girone difficile e che Italia, e soprattutto Finlandia, non erano attese ad un exploit del genere. Ma qualcosa in più, soprattutto dai turchi, ce lo si poteva aspettare (oltre alla vittoria sulla svezia). La squadra, rimasta senza Onan, poteva comunque contare su Hedo Turkoglu, sul talento di Preldzic – forse l’unico a salvarsi – e su una batteria di lunghi senza eguali, con Ilyasova, Erden, Savas e Asik. L’assenza di esterni validi ha pesato, soprattutto in una competizione dove praticamente ogni formazione gioca ‘small ball’ con lunghi atipici. Ma la sensazione che ha dato la Turchia è che fuori dai propri confini non riesce ad esprimersi e soprattutto, stranamente, il ct Tanjevic non è riuscito a trasmettere il suo credo al gruppo, molle e indisciplinato, in particolare in difesa.

La Russia, senza leader come Kirilenko e Khryapa, non è riuscita ad essere compatta e unita. Monya ci ha provato ma era solo, Shved ha fatto vedere il suo enorme talento (oltre 16 punti di media) ma non accompagnato da una leadership vocale forte, mentre Sergey Karasev, figlio del ct e prima scelta dei Cavs, ha mostrato spunti incoraggianti (25 punti nel successo sulla Turchia).

Forse la Macedonia ci aveva illuso e infatti tutti ci siamo cascati, pensando potesse ripetere le imprese del 2011. Bo McCalebb ha chiuso comunque ad oltre 17 di media ma è sempre stato solo: la vittoria sulla Serbia è stata buona ma forse ha pesato la sconfitta in volata all’esordio per 81-80 col Montenegro, altra formazione da cui forse ci si aspettava di più, visto elementi come Rice, Vucevic e Bjelica, ma poi implosa con la grana Dasic, mandato a casa per problemi comportamentali.

Che dire di Israele e Polonia. La Polonia ha avuto un sussulto finale battendo i padroni di casa della Slovenia ma questo non salva un Europeo molto deludente, considerata una coppia di lunghi super composta da Gortat e Lampe. Kelati è andato troppo a corrente alternata e alla fine l’assenza di un reparto esterni valido (che fine ha fatto David Logan?) ha pesato. Ancora una volta Israele si aspettava molto dai suoi giovani, Casspi soprattutto (11 di media con percentuali pessime), ma anche Eliyahu, Halperin e Pnini, ma tutti hanno giocato sotto il par e la conseguenza è stata un brutto Europeo.

Eliminate ma tutto sommato positivo è stato l’Europeo di Bosnia, Repubblica Ceca, Svezia, Germania e Gran Bretagna. Ai bosniaci, fuori nonostante gli stessi punti di Lettonia e Lituania, non sono bastati due cannonieri pazzeschi come Teletovic (21 di media e 31 ai lituani) e Djedovic (18 a sera). Anche la Repubblica Ceca ha lottato fino alla fine perdendo lo spareggio con la Croazia ma avuto buone risposte dai suoi talenti Vesely (17 e 11 rimbalzi di media) e Satoransky (11 e 4 assist). La Svezia ha mostrato buona crescita seguendo gli NBA Jonas Jerebko e soprattutto Jeffery Taylor, miglior marcatore dell’Europeo a 21.2 di media, e mettendo in mostra il play 17enne Hakanson, già del Barcellona B, uno con talento e faccia tosta. Bene anche tedeschi e britannici, aldilà delle tante assenze (Nowitzki da una parte, Deng dall’altra): Benzing (17 di media), Schaffartzik (13 e quasi 7 assist) e il pivot Pleiss (11 con 11 rimbalzi) si sono messi in bella mostra per la Germania, mentre per la Gran Bretagna soprattutto in luce il lungo bianco Daniel Clark (12+6 di media col 42% da tre).

3 Commenti

  1. Madonna mia la Francia, se beccavano un primo girone anche solo leggermente più difficile uscivano subito. Organizzazione di gioco inguardabile e capacità di tiro sotto la media.
    Pensavo che il problema fosse la mancanza di centimetri, invece il problema è che hanno solo il talento mentre manca tutto il resto.

    • Ajinca mi ricordava tanto Lerch … è un peccato che non abbia l’articolazione delle ginocchia!

      Emanuele ha centrato il punto … con un Parker che fa cacao dovrebbero fare qualcosa di più.

      Ma non togliamo i meriti alla Lituania, squadra veramente pericolosa e profonda … Valanciunas è illegale.

      Impressione su Kleiza … sembra che sia li per sbaglio … passeggia, quando gli danno la palla guarda in giro come se dicesse “e ‘mo che me ne faccio?” … e poi la caccia! Grande!

  2. Confesso che ho visto 2° e 3° quarto, ma poi ho chiuso perché la Francia era inguardabile. Quoto Emanuele aggiungendo che nel “manca tutto il resto” includo la voglia di sbattersi.

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