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Nba - Loro ce l’hanno fatta
Archiviato in (NBA Basketball, News) da DavideFuma il 13-01-2010
“Loro” sono tutti quei giocatori che sono riusciti a costruirsi un ruolo nella Lega più importante e famosa del mondo pur non essendo entrati dalla porta principale. Quei ragazzi che sono riusciti a costruirsi una carriera Nba con il lavoro, l’energia, a suon di contratti minimi e non garantiti, ma con motivazioni tali in campo e in allenamento da convincere il coach a dargli una chance. Quindi, non preoccupatevi ragazzi che siete al termine della vostra carriera collegiale: non essere scelti al Draft non vuol dire che le porte dell’Nba per voi saranno chiuse. Semplicemente ci vorrà un pò più di tempo, un pò più di lavoro e magari qualche esperienza fuori dagli Stati Uniti in più per guadagnarsi un posto nella LEGA. Probabilmente ci sarà da attendere prima di comprarsi la Hummer e la casa nuova per mamma o fondare una nuova etichetta discografica per l’amico rapper aspirante a nuovo Jay-Z, ma nulla è perduto. Wesley Matthews Jr., figlio d’arte e ora guardia degli Utah Jazz, è solo l’ultimo in ordine di tempo ad avercela fatta. Ma la lista è lunga e molti sono tutt’altro che semplici comprimari.
Infatti, se guardiamo ai giocatori più “recenti”, il nome che maggiormente spicca è certamente quello di Stephen Jackson. Ora prima punta dei Bobcats candidati ad un posto ai playoffs ma prima, dieci anni fa, giocatore che dopo aver frequetanto la celebre Oak Hill Academy, è passato per un Junior College e poi per la Cba prima di arrivare nella Nba. Con i Nets si è fatto conoscere, con gli Spurs ha vinto un titolo (2003) e con i Pacers si è guadagnato lo status di grande giocatore. Con i Warriors di Don Nelson ha proseguito in questo percorso di crescita e ha dimostrato di essere un giocatore che può fare la star in una squadra da playoffs ma ancor di più appare il classico tassello mancante di una squadra da titolo. Infatti LeBron James lo voleva fortemente ai Cavs e il fatto che il suo GM non sia riuscito a prenderlo ha fatto arrabbiare non poco King James. Se il miglior giocatore della Lega ti apprezza così tanto vuol dire che ti reputa decisivo. E Steph Jack lo è. A proposito di Cavs, non si può non citare Jamario Moon, il ragazzo dell’Alabama passato anche dagli Harlem Globetrotters prima di meritarsi un posto tra i Pro. A dargli una chance è stato Sam Mitchell ai Raptors, un altro che in tempi un pò meno recenti ha sudato più delle classiche sette camicie per trovarsi un posto nella Nba e poi diventare uno dei giocatori più rispettati (mentore di Garnett ai Wolves).
Poi c’è il capitolo Warriors e Don Nelson. Il coach ha un istinto irripetibile per raccogliere giocatori dal marciapiede e dargli una chance nella Nba. Matt Barnes, Kelenna Azubuike e Anthony Morrow sono gli ultimi di questa lista. Barnes ora si è legato con un bel contrattino ai Magic mentre gli altri due sguazzano nel “run & gun” dei Warriors dove chiunque trovi il canestro con facilità non può scrivere cifre più che interessanti (doppia cifra di media per Morrow sia l’anno passato che quest’anno). A proposito di Nelson, anche il figlio Donn ha fatto un discreto colpo firmando il boricuo tascabile JJ Barea. Nessuno avrebbe mai dato una chance all’ex Northeastern, con quel fisico e senza un tiro da fuori affidabile. Ora invece il portoricano è elemento fondamentale nei Mavs grazie alla fiducia dei coach ma soprattutto al suo grande lavoro, sulla difesa e sul tiro da fuori, al momento mortifero. Per la faccia tosta non c’era molto da fare: è latino….

Prima di parlare dell’attuale, cioè di Matthews, non si può non citare altri giocatori che ce l’hanno fatta. Brad Miller, ex Purdue, non scelto nel 1998, è arrivato nell’Nba dopo un’esperienza in A2 a Livorno. Ha addirittura giocato all’All Star Game con l’Est (Indiana Pacers). Ha giocato con Kings e Bulls e ha anche vestito la maglia di Team Usa. Che dire poi di Chris Andersen, il primo giocatore a passare dalla Nbdl alla Nba: dopo i problemi di droga e l’esperienza in Cina, la nuova vita da protagonista e personaggio di culto con Denver. L’elenco continua con Raja Bell, fattosi conoscere come specialista difensivo in maglia Sixers nella finale del 2001 al fianco di Allen Iverson e poi esploso coi Suns di Nash e D’Antoni. Un altro Bell, Charlie, diventato uno dei leader dei Milwaukee Bucks dopo il titolo Ncaa con Michigan State e le esperienze italiane con Livorno, Virtus Bologna e Benetton Treviso. All’elenco si aggiunge anche Will Bynum, ora ai Pistons, ma soprattutto l’incredibile storia di Udonis Haslem. Centro undersized a Florida, non scelto, ha giocato una stagione in A2 francese a Chalon prima di conquistarsi l’anno successivo una chance con i Miami Heat. Da subito ala grande titolare, è ora un leader degli Heat, è stato fondamentale nel titolo del 2006 e ad oggi è il miglior amico e il compagno più fidato di Dwyane Wade. Ha saputo costruirsi un tiro dalla media affidabile ma quello che fa la differenza è ciò che mette ogni volta sul parquet per 82 partite.
Ci sono tanti altri esempi di questo tipo e Matthews è solo l’ultimo. Da stella a Marquette (quasi 20 a sera nell’ultimo anno), ha saputo superare la delusione per non essere stato scelto al Draft giocando alla grande in Summer League con Jazz e Kings e poi coach Sloan lo ha richiamato per il training camp anche a causa degli infortuni a Korver, Harpring e CJ Miles. Wes, nonostante un fisico non troppo esplosivo e un tiro non sempre affidabile, ha convinto i Jazz col lavoro in allenamento e la grande difesa in partita, sfruttando al meglio ogni pallone in attacco. Viaggia ad oltre 8 punti di media in 23 minuti andando ben 17 volte in doppia cifra (in 11 di quelle occasioni i Jazz hanno vinto). E’ certamente uno dei migliori rookie della stagione e non sarebbe una sorpresa vederlo al Rookie Game. Lui è uno di quelli che ce l’ha fatta. Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. L’importante è sfruttare ogni occasione. Come hanno fatto Matthews e gli altri.

Oltre a belle storie cestistiche sono lezioni di vita!
Aggiungerei anche Rafer Alston, passato per CBA e NBDL prima di arrivare in nba e giocarsi anche una serie finale.
E già, certamente Skip è uno di quelli che ce l’ha fatta!
Si grandi storie. Questo dimostra che comunque l’NBA un’opportunità se ti dai da fare, prima o poi può dartela.